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Solar Orbiter [SOLO] satellite ESA per l'osservazione del Sole

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La nostra stella più vicina, il Sole come non lo avete mai visto. Sviluppato presso l'Agenzia Spaziale Europea (ESA) da Airbus Defence and Space Thales Alenia Space e in collaborazione con la NASA, il Solar Orbiter (chiamato anche SOLO) è un satellite per l'osservazione del Sole. Il lancio è avvenuto il 10 febbraio 2020 alle ore 5.00 UTC da Cape Canaveral a bordo del vettore Atlas V 411 fornito dalla NASA.

La missione, della durata prevista di circa sette anni, fa parte del programma scientifico dell’Esa Cosmic Vision 2015-2025, lo scopo è quello di compiere diversi studi sul Sole. Le misurazioni includono il plasma, il campo magnetico, le onde e le particelle energetiche del vento solare, favorite dalla vicinanza alla stella, che consentirà di studiarle quando ancora relativamente incontaminate.

Solar Orbiter impiegherà circa due anni per inserirsi nell'orbita finale, dalla quale raccoglierà informazioni sull'attività solare, sull'eliosfera, sulla formazione del campo magnetico del Sole e sui poli, una zona della nostra stella praticamente invisibile dalla Terra. Nella missione è forte anche l'impegno della NASA. Il contributo italiano, con l'ASI, l'INAF, il CNR e varie università riguarda in particolare il coronografo METIS, uno dei dieci strumenti di bordo, destinato a osservare la corona solare. Inoltre, anche attraverso l'industria, l'Italia ha avuto un ruolo nella realizzazione di altri due strumenti: SWA, che raccoglierà dati su plasma e vento solare, e STIX, un telescopio che studierà i brillamenti solari. ha realizzato i sensori di assetto stellare che permetteranno di mantenere l'orientamento nello spazio.

Grazie alla partnership con è stato possibile realizzare un preparato chiamato da applicare all’ esterno della sonda che permette di sopportare il calore e che non si decompone a causa dello stesso; questo strato proteggerà lo composto da 20 strati sottilissimi di titanio in grado di sopportare temperature fino a 500° come quelle a cui sarà sottoposto il lato della sonda esposto al Sole (la parte in ombra invece sarà a -180°), mentre come protezione finale vi sarà anche uno strato di vuoto che permetterà al calore di non intaccare la strumentazione. Per riuscire a vedere il Sole, ovviamente, non tutta la strumentazione può essere trincerata dietro questo enorme apparato di protezione: pertanto, alcuni strumenti sono forniti propri mini scudi termici e, periodicamente, dei meccanismi a scorrimento lasciano entrare la luce che verrà filtrata dalla strumentazione stessa per evitare danneggiamenti.

Tra due anni, dunque, le camere di Solar Orbiter cominceranno a riprendere il Sole da una distanza mai raggiunta prima. 0,28 Unità astronomiche, 42 milioni di chilometri, meno di un terzo della distanza Terra-Sole, più vicino di quanto non lo sia Mercurio.

Per maggiori informazioni: Sito ufficiale Solar Orbiter

Fonte: esa.int | nasa.gov

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