La legge di Kirchhoff


Il perché delle righe scure nello spettro, fu spiegato da una semplice esperienza di laboratorio, compiuta dal fisico tedesco Gustav Robert Kirchhoff (1824-1887). 

Egli osservò lo spettro di un gas (come sodio o idrogeno) e vide che era composto da due righe brillanti nel giallo, oppure da una forte riga nel rosso, un pò più debole nel verdeazzurro, e una ancora più debole nel violetto. Poi tolse la sorgente di gas e dispose una sorgente di spettro continuo, come un pezzo di ferro incandescente, davanti alla fenditura di uno spettroscopio, e notò una striscia colorata dal rosso al violetto (appunto uno spettro continuo). Infine introdusse un'ampolla col gas (ad esempio gas di sodio o idrogeno, a temperatura un pò più bassa di quella della sorgente di spettro continuo) fra il ferro incandescente e la fenditura dello spettroscopio, e si accorse che nello spettro continuo apparivano delle righe scure, nella posizione in cui il gas dava luogo alle righe brillanti. Nel caso del sodio, due righe scure nel giallo.

Questa esperienza lo condusse a stabilire la seguente legge: ogni gas, portato all'incandescenza, assorbe le stesse righe che è in grado di emettere.

Era la chiave per fare un'analisi chimica qualitativa delle stelle. Infatti confrontando gli spettri stellari con gli spettri dei vari elementi portati allo stato gassoso, si poteva capire quali di questi elementi erano presenti nelle atmosfere stellari.