L' Osmosi nelle Barche - seconda parte


Scheda antiosmosi a.p.p.

1) Alaggio e fare asciugare (3 o 4 ore l'antivegetativo nel periodo estivo, 1 giorno nel periodo invernale). Fare la misurazione con lo SKINDER e segnare i valori e dove viene posizionato lo SKINDER. Confrontare i valori con quelli sopra la linea di galleggiamento, che saranno sempre nella norma così vediamo quanto bene stiamo per fare alla nostra barca.

2) Rimozione di tutti gli scarichi e delle prese a mare e di tutte le guarnizioni dei fori sull'opera viva.

3) Rimozione con energica sabbiatura del gelcoat fino metà della linea di galleggiamento e, se barca a vela, eventuale sabbiatura anche del bulbo. La sabbiatura “energica” deve aprire anche le eventuali bolle sotto la superficie. In alcuni casi, l’operatore esperto… buca la carena. Vuol dire che in quel punto il poliestere erà così degradato da non avere più consistenza strutturale e al primo passaggio si è frantumato come la carie di un dente. Ma non preoccupatevi. Ha tolto del marcio che dopo rifaremo più bello e resistente di prima con C-Systems 10 10 CFS e microfibre minerali.

4) Se la rimozione del gelcoat non avviene con la sabbiatura si rende comunque necessario, dopo la rimozione del gelcoat la idrosabbiatura o la successiva sabbiatura ( che costerà molto meno) per assicurare una buonissima “pulizia” della carena. Specialmente sulle carene delle barche a vela e per quelle a motore che non hanno pattini il gelcoat si rimuove benissimo e in poco tempo con la piallina elettrica a mano. Si vede molto bene nella nostra cassetta VHS n° 1.

5) Misurazione del tasso di umidità della carena con lo SKINDER* (vedi informazioni dello strumento a pag. 24) operando in maniera sistematica su linee parallele al galleggiamento, marcando dove viene precisamente posizionato (per le misurazioni successive) e segnando i valori differenti con lapis o pennarello resistente all’acqua (water resistant)

6) Primo di uno dei numerosi lavaggi con acqua calda (preferibile) o temperatura ambiente a pressione.

7) Inizio deumidificazione. L’uso del deumidificatore o meglio delle lampade al quarzo riscaldanti ridurrà questo periodo. Generalmente l’osmosi viene iniziata nel periodo Autunno-Inverno quindi bisogna prevedere di “perdere” almeno uno o due mesi della Primavera seguente per avere le condizioni tipiche di lavorazione. Altrimenti bisogna operare al coperto e in ambiente riscaldato. (Vedere il capitolo strumenti di lavorazione)

8) Successivi lavaggi con acqua calda o temperatura ambiente a pressione anche durante il ciclo di deumidificazione (almeno 1 volta per settimana)

9) Misurazione definitiva con SKINDER (in scala HS, High Sensibility – Alta sensibilità) e, finalmente, abbiamo raggiunto l’asciugatura. I led non vanno oltre la zona verde (per lo SKINDER a LED) o il valore 30% se lo SKINDER è il tipo DIGITALE.

10) Ulteriore lavaggio… finale e il giorno dopo... inizio dei lavori.

11) Assicurarsi della perfetta pulizia della superficie da polvere, sporco e grasso. Per la polvere passare un fazzoletto antistatico per togliere ogni residuo e fare una prova con un nastro adesivo (da pacchi, pressandolo fortemente) per controllare la perfetta aderenza e pulizia del supporto. Se il bulbo in metallo deve essere “rifatto”, dopo la sabbiatura applicare due mani di Nautilus Epoxy Primer 2 prima di cominciare ad applicare la resina epossidica C-Systems 10 10 CFS in carena.

12) Bagnatura dei grossi crateri con resina epossidica C-Systems 10 10 CFS e a seguire riempimento con stucco strutturale formato da C-Systems 10 10 CFS e Microfibre Minerali fino a che non raggiunge una densitĂ  pastosa che resta in verticale.

13) Dopo l’essiccazione, carteggiare a bagnato con carta grana 60 le stuccature dei crateri.

14) Asciugatura e applicazione di due mani generali di C-Systems 10 10 CFS (bagnato su bagnato) anche sul bulbo che avrĂ  giĂ  ricevuto due mani di Nautilus Epoxy Primer 2.

15) Rasatura con Nautilus Epoxy Light FIiller, applicato con spatola dentata, sulla carena e sul bulbo.

16) Carteggiatura con morale (asse) e carta grana 40 per spianare perfettamente la superficie.

17) Applicazione stucco con spatola liscia dopo avere rimosso accuratamente la polvere.

18) Levigatura con carta 120/150 e ritocchi eventuali.

19) Applicazione di resina epossidica C-Systems 10 10 CFS.

20) Applicazione di resina epossidica C-Systems 10 10 CFS + A 20.

21) Applicazione di resina epossidica C-Systems 10 10 CFS + A 20 e ulteriori applicazioni per giungere al complessivo consumo di 600 - 700 gr. per mq ossia 6 - 7 kg per ogni 10 mq di carena compresa la mano iniziale.

22) Applicazione di 2 mani generose di Nautilus Epoxy Primer 2.

23) Applicazione di 3 mani di Nautilus S.P. Antifouling a rullo, partendo da poppa e con applicazione verticale. E’ consigliabile che la prima mano sia del colore non scelto per il risultato finale in maniera che la seconda e la terza mano quando esauriscono il loro film e si intravede il diverso colore della prima mano indichino con certezza che dobbiamo fare carena. Molti nostri Clienti lo fanno.

24) Varo dopo almeno 7 giorni dall’ultima applicazione di Nautilus Epoxy Primer 2 considerando una temperatura media di 20°C .
Tempi piĂą lunghi sono necessari con temperature piĂą basse.

Se ogni voce è stata rispettata avete fatto, o hanno fatto, un lavoro molto buono (buonissimo!) e i prodotti della nostra linea C-Systems 10 10 CFS, Nautilus Epoxy Light filler, Nautilus Epoxy Primer, Nautilus S.P. Antifouling, SPINNAKER vi accompagneranno. Anche con la certezza di una scelta qualificata, professionale e affidabile.

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1)
Applicazione del nuovo rivestimento per la riparazione dell'osmosi 



A) La superficie deve essere asciutta, pulita, priva di grassi e di polvere.
B) Si prepara il C-systems 10 10 CFS e con un piccolo pennello si “bagnano” tutti i crateri, per meglio impregnare i tessuti per testa.
C) Applicare la prima mano completa di C-systems 10 10 CFS a pennello o a rullo, sino a circa 6-8 centimetri sopra la linea di galleggiamento.
D) Dopo 2 o 3 ore applicare la seconda mano di C-systems 10 10 CFS.
E) Dopo qualche ora, quando la resina è ancora appiccicaticcia come un nastro adesivo, riempire i crateri con NAUTILUS Epoxy Fast FINE Filler (ad essicazione veloce) o C-systems 10 10 CFS con Microfibre minerali o Addensante n° 2.
F) Il giorno successivo dare anche una leggerissima carteggiata (grana 120 - 150) a umido sulle stuccature per spianarle perfettamente e passare una spugna tipo 3 M Scotch Brite a umido su tutta la carena , dalla parte ruvida (per eliminare anche la possibile formazione di untuositĂ ).
G) Applicazione della terza mano di C-systems 10 10 CFS.
H) Applicare la mano di NAUTILUS Epoxy LIGHT Filler con spatola dentata per fare lo spessore giusto e uniforme. Ad essiccazione avvenuta (dalle 12 alle 24 ore oppure 1 o 2 ore con i tipi fast) dopo la carteggiatura sarĂ  ben spolverato e ripassato con la spatola liscia (vedere la descrizione piĂą completa sotto il titolo stuccatura).
I) Leggerissima carteggiatura per eliminare i piccoli difetti e applicazione di una mano di
C-Systems 10 10 CFS; le successive mani saranno applicate adittivandolo con A 20, fino a usare completamente il quantitativo di resina previsto per la superficie.
L) L’antivegetativo è applicabile direttamente, ma se si preferisce dare alla carena il colore bianco simile al gel-coat, sono necessarie 2 mani di NAUTILUS Epoxy Primer due, applicabile anche sulle parti metalliche come, timoni, supporti, assi, eliche, flaps ecc. La prima mano di antivegetativo NAUTILUS sarà applicato tra le 8 ore sino a 30 giorni. La seconda mano di antivegetativo sarà applicata solo nei punti dove andranno le taccate che rimuoviamo dalla carena per fare i punti di appoggio che sono rimasti per ora fuori dal trattamento.
M) La seconda mano di antivegetativo potrà essere applicata alcuni giorni prima della messa in acqua. Dall’ultima mano di resina epossidica o di NAUTILUS Epoxy Primer due devono passare almeno 7 gg. prima della messa in acqua per essere certi della perfetta reticolazione, essicazione in profondità.
Quando si parla del numero di mani di
C-systems 10 10 CFS da applicare si deve porre attenzione allo spessore di resina che è richiesto per la giusta protezione. E’ della massima importanza il quantitativo complessivo applicato per metro quadro (600/700 micron) vale a dire che per fare 10 metri quadri di carena saranno necessari da 6 a 7 kg. di C-systems 10 10 CFS.
Applicare le mani piĂą sottili molte volte significa fare superfici piĂą liscie lavorare meglio e ottenere un risultato estetico superiore.
Il materiale descritto per la carena è applicabile anche per i bulbi metallici, che sappiamo quanto sia importante mantenere senza corrosione.
Con gli stucchi epossidici, NAUTILUS Epoxy LIGHT Filler e NAUTILUS Epoxy FINE Filler potremo tirarli “a lucido”, mettendo maggiore materiale dove necessario per ridurre l’attrito idrodinamico. Fare la sabbiatura o una buona carteggiatura o discatura del bulbo, per rimuovere le tracce di eventuali stuccature e pitturazioni precedenti portando il più possibile a metallo bianco e attenersi a questo ciclo:
2 mani di NAUTILUS Epoxy Primer due (disponibile nei colori bianco e blu)
2 mani di C-Systems 10 10 CFS
Stuccatura con spatola dentata e, poi, liscia
2 o 3 mani di C-Systems 10 10 CFS con A 20
2 mani di NAUTILUS Epoxy Primer due
2 mani di NAUTILUS Antifouling e ...
buona navigazione

2)
Considerazioni sulla riparazione e stuccatura 


Nella fase di riparazione della carena, quando è “malata” di osmosi, è necessario eliminare la parte circostante alle bolle sino a ritrovare il laminato di vetroresina perfettamente integro e non attaccato dal deterioramento, proprio come fa il dentista quanto interviene sulla carie di un dente. Questa operazione è eseguibile facilmente con una piccola fresa montata sul mandrino di un trapano o meglio se montata su una prolunga flessibile che all’estremità riporta un mandrino dove andremo a inserire la fresa; in questa maniera ci sentiremo più tecnici e potremo lavorare con maggiore precisione sulla carena della nostra barca. Questo lavoro, come gli altri, non è né difficile né rischioso, richiede solo quell’attimo di attenzione e di buon senso che sono bagaglio indispensabile per ognuno di noi. L’uso della moletta con dischetto, è senz’altro più rapida nell’operazione di pulizia delle bolle, ma tende a ovalizzare il cratere “tagliando” gli strati di vetro. E’ evidente che non tutte le carene hanno la stessa diffusione di bolle, così come varia la loro grandezza e la profondità nello spessore dello stratificato della vetroresina. Se ci troviamo di fronte a una carena dove le bolle di osmosi sono allo stato iniziale e con grandezza (una volta pulite e allargato il “cratere”) non maggiore di un bottone di camicia e la profondità “del raggio del bottone”, l’applicazione di uno stucco idoneo “pronto all’uso” come il nostro NAUTILUS Epoxy fast FINE Filler, risponde perfettamente allo scopo e avremo la certezza che oltre alla protezione antiosmotica, caratteristica del nostro prodotto, avremo anche analoga resistenza strutturale. Facciamo invece l’esempio che molte di queste “carie” abbiano la grandezza di una bella “oliva” o di una “noce”, anche se con una profondità inferiore alla proporzione del “bottone precedente”, o, addirittura arrivino a essere come un mandarino, o che seppure piccole come il primo caso, in alcuni punti dello stratificato siano talmente vicine che la “pulitura” consenta quasi di metterle in comunicazione, dando luogo a una “carie” ben maggiore.
La domanda che poniamo è questa: dobbiamo sempre riempire e livellare con lo stucco?
Troviamo semplicistico non adeguarsi e mirare obiettivi migliori. L’uso di C-systems 10 10 CFS additivato con Microfibre minerali (minute pagliuzze di vetro) nella misura circa del 50-70% in peso, forma una resina pastosa, fibrosa, densa per restare anche in verticale, armata, multidirezionale. Oltre a colmare le cavità, riforma una parte attiva interagente con lo stratificato e con un modulo in molti casi migliore del materiale che abbiamo asportato.
Se le bolle sono molto numerose, di dimensioni ben maggiori e si trova una delaminazione consistente può essere necessario anche riapplicare il tessuto per non compromettere la qualità dello scafo, ma questa possibilità deve essere valutata caso per caso.
L’ “impasto” tecnico fatto con C-systems 10 10 CFS e Microfibre minerali risulterà meno facilmente spatolabile dello stucco; ciò è dovuto alle fibre che sono intrecciate fra di loro, che trascinano altre fibre quando si dà la spatolata. E’ opportuno applicare un quantitativo di materiale più abbondante per evitare possibili vuoti e, quando secco, con un tampone e carta, grana 60-80, si provvederà a ridare il profilo giusto all’intervento di riparazione.
Ora la carena della nostra barca avrà nuovamente tutta la sua integrità meccanica e sarà “avviata-livellata” dal lavoro che abbiamo fatto per eliminare le parti compromesse della stratificazione.
E’ importante notare come sia meglio applicare 3 mani sottili piuttosto che 2 mani vicine alla colatura. Applicare C-systems 10 10 CFS a rullo, è estremamente semplice, rapido, pulito e non faticoso. Non avere colature consente il risparmio del tempo richiesto per la carteggiatura delle gocce essiccate. Due mani di NAUTILUS Epoxy Primer due prima dell’antivegetativo sono la risposta precisa per avere il colore perfettamente omogeneo, simile al gel-coat e anche con l’uso dell’antivegetativo a matrice solubile non andremo a rivedere la trasparenza della resina epossidica.
NAUTILUS Epoxy Primer due non ha solo caratteristiche aggrappanti sulle mani precedenti ma forma un’unione strutturale e ha una resistenza notevolmente maggiore dei classici aggrappanti. La prima mano di antivegetativo seguirà tra 8 ore e 30 gg.
La seconda mano di antivegetativo sarĂ  applicata almeno 48 ore prima del varo.
Tempo per il varo almeno 7-8 giorni dall’ultima mano di NAUTILUS Epoxy Primer due o C-systems 10 10 CFS.
(vedi stuccatura)

3)
Cos'Ă© l'osmosi e come si manifesta


Più dell’ 80% delle imbarcazioni, oggi, sono in vetroresina o come normalmente vengono definite di “plastica”, ma, questo meraviglioso prodotto ha mostrato di avere anche qualche difetto, tra cui la permeabilità, cioè l’assorbimento dell’acqua, che, seppure inferiore al legno, comporta nella stragrande maggioranza dei casi, risultati negativi maggiori: l’osmosi.
L’uso della linea C-systems epossidica (sistema epossidico strutturale) tra cui C-systems 10 10 CFS con i relativi additivi e gli stucchi, risolve e previene brillantemente e in maniera definitiva questo problema.
L’osmosi, è un fenomeno di diffusione tra due liquidi miscibili, di diversa densità, che penetrano attraverso membrane semimpermeabili (la membrana semimpermeabile, in questo caso, è proprio il gel-coat e il laminato della nostra barca). E il liquido più denso si trova nello stratificato della nostra barca come effetto di cattiva lavorazione o catalizzazione, o si crea per idrolisi col passaggio dell’acqua attraverso il gel-coat; quello più fluido è il mare o il lago che la nostra barca solca e che passa attraverso il gel-coat e va a fare tutti i danni che ben conosciamo.
L’osmosi, si manifesta soprattutto in carena perché l’opera viva, a continuo contatto con l’acqua ne assorbe una quantità che va a sciogliere residui instabili e idrosolubili del procedimento di lavorazione formando sostanze liquide molto dense. In alcuni casi, particelle di liquido denso sono già presenti nello stratificato come risultato di costruzione.
I fattori che determinano le malformazioni interne allo stratificato della vetroresina durante la lavorazione iniziale sono molteplici, tra cui la mancanza della giusta temperatura, l’umidità di lavorazione, le bolle d’aria intrappolate, il basso standard dei materiali impiegati, la non omogeneità tra loro e lo stoccaggio delle materie prime.
Questi fattori negativi hanno bisogno, comunque, di acqua per sviluppare gli effetti poco desiderabili che conosciamo.
Attraverso microporosità del gelcoat, incrinature, colpiture o altro, l’acqua di mare, essendo più fluida del liquido che si trova nello stratificato tende a penetrare, andare, dove c’è questa piccola concentrazione densa per diluirla e portarla alla stessa densità; questo comporta un aumento di liquido all’interno dello stratificato (i liquidi non sono comprimibili), quindi di volume e si manifesta ai nostri occhi come una piccola protuberanza sulla levigatura della carena.
L’osmosi si manifesta più facilmente in acqua dolce (perché più fluida di quella di mare, non contiene sale) e in acque calde perché hanno maggiore fluidità, quindi un ormeggio vicino a uno scarico di acqua calda evidenzierà prima il problema.
A prima vista si presenta con piccoli rigonfiamenti, come chicchi di riso appena rilevati, simili a una leggera buccia di arancia. Col passare del tempo diventano più robusti, aumentano di volume (perché aumenta la pressione interna) e di numero (quelli impercettibili cominciano ad acquistare volume) indebolendo la stratificazione.
Le vie di accesso all’umidità, oltre alla non perfetta impermeabilità del gel-coat, sono anche gli stress e le colpiture che subisce la carena (per esempio quando viene messa in secco e appoggiata male), le prese a mare e gli scarichi sotto la linea di galleggiamento, che in molti casi sono protetti solo da un rigo di silicone e non sigillati per testa. Inoltre, una volta che l’acqua è entrata, il continuo movimento e la fatica della barca in navigazione o all’ormeggio, rende mobili queste microscopiche gocce di acqua.

4)
Protezione dello scafo e pulizia
 

E’ opportuno porre in secco l’imbarcazione, al riparo da eventuali acquazzoni e dall’umidità della notte. Il rimessaggio in un capannone ben attrezzato è la condizione giusta, ma l’esperienza diretta, ci consente di quantificare che oltre la metà degli interventi sono fatti in condizioni non ottimali, dove la buona volontà dell’Armatore o dell’Operatore suppliscono a certe deficienze senza compromettere il risultato finale. Puliremo accuratamente la sentina, facendo un lavaggio energico con Boat Life BILGE CLEANER (questa operazione è meglio iniziarla in “mare” alcune settimane prima, affinché il detergente BILGE CLEANER lavori bene e a lungo) e l’asciugheremo perfettamente (per evitare che possibili crepe all’interno forniscano l’umidità che stiamo combattendo).
Si procede alla completa asportazione dell’antivegetativo e del gel-coat dalla carena, avendo cura, nelle zone sospette, di essere maggiormente energici. Questo può essere fatto con vari metodi che vanno dalla sabbiatura, (quindi da un operatore specializzato), alla discatura con moletta alla carteggiatrice “carro armato”, dove il nastro di carta ha un’azione volvente di grande efficacia. La grana della carta, sarà di 40, ma per il tipo di lavoro che fa, la superficie trattata avrà una levigatezza maggiore di quanto dice il numero stesso della carta. In alcuni casi, come si vede anche nel nostro video VHS dedicato al C-systems 10 10 CFS (reperibile presso i nostri punti vendita o direttamente presso noi) una semplice piallina elettrica, con la regolazione delle lame con poca sporgenza in un solo passaggio rimuove il gelcoat pulendo molto bene la carena e aprendo nella maniera giusta le bolle che sono in rilievo. Per fare una imbarcazione di circa 11 mt. al galleggiamento, sono necessarie due set di lame che saranno affilate da 2 a 3 volte. Con un po’ di manualità e pazienza si ottengono risultati molto buoni e in tempi estremamente ridotti.
La sabbiatura, quando reperibile, resta l’operazione più efficace e in una sola passata porta via l’antivegetativo, il gel-coat e le bolle, che ormai hanno uno stratificato morbido e vengono svuotate in un attimo fino a ritrovare il buono. Riduce immediatamente il tasso di umidità e lascia la superficie porosa che si deumidifica meglio. Infatti, anche con l’uso degli altri attrezzi, è necessaria una leggera passata di sabbiatura (o idrosabbiatrice, più facilmente reperibile) per aprire il poro. E’ importante che la lavorazione cominci dopo poco tempo che la barca è stata messa in secco.

5)
Preparazione della superficie 


Le bolle, i rigonfiamenti dell’osmosi, saranno aperti al fine di liberare anche l’eventuale ristagno di acqua all’interno e puliti (la chiamiamo acqua ma si tratta di un liquido più o meno acido a seconda della concentrazione), ingrandendoli fino ad avere la sicurezza che tutta la parte “cariata” sia completamente asportata e si vada a trovare nuovamente, sui bordi del “cratere”, la perfetta consistenza della laminazione.
Faremo un buon lavaggio, possibilmente con acqua calda a pressione, per portare via tutte le impurità dei residui dell’osmosi e la polvere del lavoro fatto. Il lavaggio è estremamente importante in questa fase iniziale, più volte durante l’essicazione e alla fine. Il liquido che si è formato all’interno della stratificazione si scioglie solo con acqua (tanto meglio se calda) e allora tutta l’energia della pressione e dell’insistenza con cui operiamo ci assicura di sciogliere anche quelle cristallizzazioni che si possono essere formate. E’ importante notare che i solventi aggressivi o blandi, non hanno nessuna efficacia per la pulitura.
Non disponendo di idropulitrice a caldo un secchio, una spugna e una manichetta, lavorano altrettanto bene, anche se occorre maggior tempo.

6)
Perché si deve lavare la carena anche prima del trattamento
 

E’ di importanza fondamentale che prima del trattamento la carena sia perfettamente asciutta; il riferimento, con lo SKINDER, può essere fatto con la misurazione dello scafo sopra la linea di galleggiamento; il valore deve essere lo stesso di quanto viene letto in carena. Uno o due giorni prima dell’applicazione della resina (secondo la stagione) è indispensabile lavare nuovamente la carena con acqua dolce, come abbiamo fatto dopo l’eliminazione del gel-coat e molte volte, periodicamente, durante l’asciugatura. Nella deumidificazione, sia naturale che forzata, evapora acqua distillata, perchè i sali e gli acidi restano sulla superficie. E’ necessario rimuoverli periodicamente con il lavaggio, più volte durante l’asciugatura, perché questi residui sono asportabili, solvibili solo con l’acqua.
Il lavaggio prima del trattamento asciugherĂ  in pochissimo tempo e il controllo con lo strumento SKINDER testimonierĂ , con imparzialitĂ , il ritorno in poche ore ai valori precedenti.

7)
Considerazioni sulla protezione preventiva antiosmosi 


Quando l’umidità riesce a farsi strada nella vetroresina, questo avviene attraverso la porosità del gel-coat, per le colpiture e stress che ha subito la carena. Nelle parti fuori dell’acqua, ben difficilmente questa ha modo di svilupparsi, perché a periodi di assorbimento (per esempio si pensi a una barca in navigazione di bolina o sotto gli spruzzi dei marosi), corrisponde un periodo di “asciugatura” estremamente più lungo.
Quando l’umidità, l’acqua, penetrano, devono trovare le condizioni favorevoli per dare luogo all’osmosi, altrimenti la barca si appesantirà di una certa percentuale di umidità (come il legno marino) perderà in proporzione una parte di resistenza alla fatica e tutto resta lì. L’osmosi si manifesta quando l’acqua trova condizioni favorevoli o sostanze idrosolubili. Per evitare questo inconveniente, oggi, moltissimi Costruttori hanno preso le giuste contromisure, tuttavia in caso dubbio, e per maggiore sicurezza è consigliabile dopo aver rimosso le cere e i distaccanti, fare una fine carteggiata a umido della carena e applicare 3 mani piene di C-Systems 10 10 CFS seguite, dopo 12 ore, dalla prima mano di antivegetativo. Questo trattamento risulterà essere un buon investimento e un buon risparmio, anche considerando che la maggior parte degli antivegetativi richiede una mano di sottofondo per la vetroresina.
C-systems 10 10 CFS è disponibile anche nella versione white (bianco).
E’ leggermente tixotropico per restare meglio in verticale, ha il colore del gelcoat quando si fanno i cicli preventivi su imbarcazioni sane o nuove e mantiene gli stessi rapporti di miscelazione, le stesse pompe e gli stessi additivi. E’ disponibile nelle confezioni da 1,5 kg. - 4,5 kg. – 30 kg